| LA
STORIA DEL TEATRO
"Il Teatro di Treviso è la cosa più vaga e graziosa che uomo possa immaginare in tal genere. La sua leggiadria sorge dalla semplicità del disegno, dalla conveniente unione dei colori, dalla parsimonia e acconcezza degli ornamenti che fanno ghirlanda al soffitto, In tutto il complesso ha non so qual freschezza ed eleganza, che sarebbe difficile trovarne una immagine..." Con queste parole, in un articolo
apparso sulla "Gazzetta di Venezia" nel maggio del 1836, un cronista e
critico "non facile" come Tommaso Locatelli, uno dei più attendibili
e stimati dell'800, descrive il Teatro di Treviso.
"Fu restaurato nel 1846, assai probabilmente, e a merito del valente plasmatore Negri, riccamente addobbato, di stucchi dorati, variatissimi, convenienti al locale che adornano". Nel 1844 si costituì la "Società
dei Pachettisti" e il Teatro si chiamò Sociale. Nel 1868
un secondo grande incendio distrusse completamente il Teatro e dalle notizie
di un memorialista del tempo apprendiamo che a causare l'incendio non furono
le lumiere a petrolio, ma il custode del Teatro, tale Triaca, che si serviva
del palcoscenico per la sua attività di pirotecnico dilettante.
Dopo un solo anno il Teatro fu ricostruito così come lo si può
ammirare oggi: progettista fu l'architetto udinese Andrea Scala, noto artefice
di edifici teatrali quali il Manzoni di Milano, le Loggie di Firenze e
ancora i Teatri di Udine, Trieste, Gorizia, Vigevano, Pisa e altri. Le
decorazioni pittoriche - in ottimo stato di conservazione si devono ai
professori Stella di Trieste e Andreotti di Firenze, quelle in stucco allo
scultore Fausto Asteo di Vittorio Veneto. I davanzali dei palchi e il boccascena
sono decorati con un disegno rococò trapunto di perle dorate di
Murano.
"...Quando va distrutto un luogo al quale abbiamo unito le nostre memorie, noi proviamo l'amarezza della perdita che distacca pure dalla nostra esistenza la causa reale dei piaceri i più puri e forse fra tutti i più cari che sono quelli della memoria. E però quando l'anno scorso un'ora malaugurata distrusse il Teatro, fu in tutti un vivo sentimento di dolore; tanto più che nelle strettezze economiche della città si temeva per buona pezza non avesse a risorgere questa piccola Fenice, la quale aprendosi al pubblico delle villeggiature, accoglieva non poca parte del pubblico della Fenice stessa, e avea sempre un pubblico colto, intelligente, elegante che vi assistette alle opere più belle se non spettacolose e date con molto decoro e colle migliori voci..." Nel periodo tra il 1869 e il 1930
il Teatro Sociale conobbe momenti particolarmente floridi: viene
prescelto come sede dell'esposizione regionale veneta e delle manifestazioni
per il 25° della proclamazione di Roma a Capitale d'Italia. Nella stagione
di Autunno del 1890 vi debutta Emma Calvè il celebre soprano francese
che per 12 recite sostiene la parte di Ofelia nell'Amleto di Thomas. Nel
1894 il giovane, ma già affermato, Toscanini dirige Falstaff
e Cristoforo Colombo di Franchetti e l'anno successivo il Tannhauser
di Wagner e la Lorely di Catalani. Un altro momento mitico è
il 1900 quando Enrico Caruso sostiene il ruolo di Cavaradossi nella pucciniana
Tosca. Ma molte altre celebri ugole sfilano sul palcoscenico trevigiano:
Hipolito Lazaro (Gioconda nel1911, anno in cui viene data una Fanciulla
del West diretta da Serafin con Carmen Melis e Viglione-Borghese),
Elvira de Hidalgo (La figlia del reggimento 1915), Toti Dal Monte
(Lodoletta 1920, Barbiere di Siviglia 1922, Sonnambula
1931, Traviata 1943, Madama Butterfly 1945) e quindi Giacomo
Lauri-Volpi e Francesco Merli (Andrea Chénier nel 1925).
Tra i direttori vanno ricordati oltre a Toscanini, Usiglio, Mugnone, Mascagni,
Serafin, Zandonai.
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